Negli ultimi mesi sono apparsi vari articoli (*) sulla metropoli cinese di Shenzhen (circa 11 milioni di abitanti), incentrati sulla sua flotta di
bus tutti elettrici.

Oltre al nome della città, forse mai sentito, pare poco conosciuto (e tralasciato dai reportage, probabilmente tutti basati sulla stessa notizia di France Press) anche il sistema di trasporto in essa in funzione, e in ulteriore sviluppo:
metropolitane e tramvie. Un classico di ogni agglomerato urbano, le
reti su ferro rappresentano la
spina dorsale della mobilità, per capacità di trasporto, velocità, affidabilità, fuori da ogni interferenza con il traffico.
La
rete su gomma rende
più capillare il sistema. Cioè bus di varie dimensioni e capienza, che, come in tutto il mondo, portano agli snodi su ferro. Questi bus, con qualsiasi trazione, svolgono sempre la stessa funzione, sono "asserviti" in gran parte a metropolitane e tramvie, che non possono in alcun modo sostituire. E infatti non lo fanno, in nessuna città della galassia.
Da queste interessanti notizie poi saltano fuori i paladini del "bus elettrico", che secondo loro sarebbe la panacea unviersale per uscire dalla paralisi del traffico, senza ricorrere ai binari, pare fuori moda:
facile, a costo irrisorio, in tempi rapidi, senza disagi o quasi.
Già la mitica e finora sconosciuta
Shenzhen li smentisce, come qualsiasi paginetta sui sistemi di mobilità: nessun bus, elettrico o no, da capacità di trasporto neanche confrontabile con una tramvia moderna. Neppure quando si tratta di un quasi-tram, il cosiddetto
jumbo bus (clicca e vedi), su
corsia "protetta", blindata, ecc (che fra l'altro prende lo stesso o maggiore spazio di una tramvia e necessita di cantieri molto simili alle tramvie per impatto e costi).