Grande clamore sulla classifica di Firenze nelle qualità della vita in città italiane. Prima grandi urla sulla perdita di 17 posizioni, soddisfazione delle destre e ultradestre fiorentine. Poi viene appurato che c'è un errore, cioè in realtà Firenze è migliorata e non peggiorata.
I soliti sbraitatori seriali non hanno preso bene la rettifica da parte dell' Università di Roma - La Sapienza, imbarazzante ma esatta.
Passerà alla storia come uno dei pochissimi casi in cui il brillante Nardella, noto gaffeur, ha fatto fare una colossale figuraccia ai bufalari, che dovrebbero invece concentrarsi sulle magagne vere, anche per il loro stesso bene. E ce ne sono tante.
Ma la faccenda era davvero "qualche posto più su o più giù" per Firenze? O forse ci dovremmo interessare alla posizione in classifiche mondiali, invece che del piccolo mondo? O su come sta Firenze davvero?
Nelle (autorevoli) classifiche internazionali l'Italia sta piuttosto in basso, e Firenze non brilla.
In sostanza godiamo di un enorme patrimonio culturale, ereditato da secoli passati, con poco merito dei tempi d'oggi, che ci tira su nelle classifiche. Tutta l'Italia, e Firenze ovviamente al top. Senza di esso staremmo ancora più giù, molto.
venerdì 30 novembre 2018
giovedì 29 novembre 2018
La Cina è vicina - e anche lontana

In effetti è di gran moda lanciare soluzioni futuristiche provenienti dall'estremo oriente. Molto amati e gettonati sono i vari sistemi che passano sopra alle auto incolonnate. L'innamoramento si basa sul fatto che tali avanzatissimi mezzi di trasporto pubblico non toccano il traffico, non lo riducono, non gli tolgono spazio, semplicemente lo sorvolano. E quindi i tossicodipendenti da motore non avranno bisogno di cambiare modo di muoversi, abitudini, lo faranno invece non meglio specificati "altri". Peccato che siano favole, e che quei sistemi (per fortuna) non esistano.
Un altro fattore che avvantaggia fortemente le fantascientifiche tecnologie cinesi è che vengono talmente da lontano (oh, Bellocchio, se tu sapessi ...) che possono essere spacciate per realtà anche quando si tratta di fantasie su YouTube, o prototipi, progetti, che vedranno forse la luce fra anni, o falliscono, si fermano o servono a truffare investitori allocchi. E che non trovano riscontro in nessuna rivista specializzata occidentale, e probabilmente neanche nei media cinesi, poco (o per nulla) comprensibili al pubblico nostrano.
lunedì 26 novembre 2018
Non ha risolto i problemi del traffico ...

"La tramvia non ha risolto i problemi del traffico!!".
Alla domanda di spiegare meglio ci si sente rispondere che si sta lo stesso in coda, anzi forse più di prima.
Mettiamo ben in chiaro:
i "problemi del traffico" si risolvono riducendone la causa, cioè lo spropositato numero di auto in circolazione e in sosta, e spostando grosse fette di mobilità a tramvie, biciclette, bus ecc
Ma sentiamo cosa dice nell'intervista un nostro lettore sanfredianino honoris causa.I tossici di' motore sotto i' culo, che ciànno rotto pe' secoli a sòn di cazzate, solo per mantene' i' solito traffiho da diventa' grulli ma che a loro gni garba dimorto, ora pretenderebbero che a prende' le tramvie fossero gl'attri, dimodoche loro possano scorrazzare quante gni garba e fermassi indo' gli pare, che c'erano abituati da un monte di tempo, e in piu' vorrebbero anche le strade libere tutte pe' loro.
mercoledì 21 novembre 2018
I francesi, i giapponesi ... non passi lo straniero!!
Un simile afflato deve muovere anche le alte grida cittadine contro i maledetti francesi che gestiscono la tramvia fiorentina, o contro i produttori del Sirio in quel di Pistoia, ma con azionariato dagli occhi a mandorla.
Che dio stramaledica la RATP e la Hitachi, arringherebbe le folle italiche il buffone dal balcone di piazza Venezia. E le migliaia di allocchi a spellarsi le mani di fronte a tanto carisma.
martedì 20 novembre 2018
Storia e contemporaneità, quale città?
Firenze ha un enorme patrimonio storico, architettonico, culturale, artistico, di rilevanza mondiale, risalente soprattutto al Rinascimento (di cui è stata la culla), con radici medievali in gran parte "coperte" dalla trasformazione durante periodo di maggiore splendore mondiale, e dalla Firenze Capitale e risorgimentale.
Un patrimonio che ci hanno lasciato in eredità élite cosmopolite e al centro del progresso universale, dalla geopolitica alla scienza.
Un patrimonio talmente internazionale da entrare con forza addirittura in altre lingue, paesi, culture. Si pensi a Dresda, soprannominata la "Elbflorenz", la Firenze sull'Elba.
Stiamo valorizzando questo enorme patrimonio che ci ritroviamo, senza aver fatto quasi nulla da generazioni? O forse si sta disperdendo, è in via di logoramento? E perché? Cosa potremmo fare di diverso dalla gestione un po' provinciale e parassitaria di oggi?
Va detto: le condizioni a contorno del grande patrimonio, che ne determinano le sorti, non sono incoraggianti ne rassicuranti.
Sul piano culturale vivere di rendita di un passato straordinario si esprime oggi in uno sconfortante provincialismo, l'illusione di essere (ancora) al centro del mondo, o che basti affermarlo per renderlo vero. Frasi fatte quanto vuote come "Firenze è unica", "la città più bella del mondo", e altre simili, oltre a non avere nessun effetto di valorizzazione, fanno salire imbarazzanti domande sui parametri per mettere a confronto bellezza, unicità ecc.

Un patrimonio talmente internazionale da entrare con forza addirittura in altre lingue, paesi, culture. Si pensi a Dresda, soprannominata la "Elbflorenz", la Firenze sull'Elba.
Stiamo valorizzando questo enorme patrimonio che ci ritroviamo, senza aver fatto quasi nulla da generazioni? O forse si sta disperdendo, è in via di logoramento? E perché? Cosa potremmo fare di diverso dalla gestione un po' provinciale e parassitaria di oggi?
Va detto: le condizioni a contorno del grande patrimonio, che ne determinano le sorti, non sono incoraggianti ne rassicuranti.
Sul piano culturale vivere di rendita di un passato straordinario si esprime oggi in uno sconfortante provincialismo, l'illusione di essere (ancora) al centro del mondo, o che basti affermarlo per renderlo vero. Frasi fatte quanto vuote come "Firenze è unica", "la città più bella del mondo", e altre simili, oltre a non avere nessun effetto di valorizzazione, fanno salire imbarazzanti domande sui parametri per mettere a confronto bellezza, unicità ecc.
domenica 18 novembre 2018
Ciclabilità, questa sconosciuta
Puntare sulle tramvie, con una rete completa su tutta la città, è una scelta che hanno già fatto da decenni gran parte delle città europee, ma non sufficiente di per se, oltre ad alcune carenze delle realizzazioni fiorentine. Uno dei punti deboli si riscontra proprio nello sviluppare altre forme di mobilità in grado di ridurre l'uso dell'auto, da portare ad un ruolo residuale, spostandone quote ad altri mezzi: per es. verso la mobilità ciclabile.
Firenze è una città molto adatta a muoversi in biciclette, cosa che fanno già fra le 20.000 e le 30.000 persone al giorno, fra cui molti pendolari treno+bici (arrivo in treno, poi a pedali dalla stazione alla destinazione). Lo fanno però largamente in modalità "fai-da-te", arrangiandosi cioè su una viabilità ostile e pericolosa, piste ciclabile a spezzoni, in sostanza nessuna rete, al di la di proclami e km dichiarati, in parte fasulli o sulla carta.
Sappiamo che Firenze è paralizzata da un traffico da terzo mondo (vedi qui), invasivo e inquinante, e la ciclabilità sarebbe una cura parziale ma a costo ridotto, tempi brevi e grande efficacia.
E allora come si rende ciclabile Firenze, sulla scia ormai di gran parte d'Europa, ben oltre le meraviglie in Olanda e Danimarca?
A cosa serve la mobilità ciclabile
Agli spostamenti quotidiani casa-lavoro, casa-scuola o verso servizi. Come con tramvie, bus, treni, e (in modo spropositato) l'auto propria. Non come si sente farfugliare, per "fare giratine".
Possibili effetti
Spostare dall'auto (mobilità da ridurre drasticamente) alla bici quote che già oggi, in modalità fai-da-te, si aggirano già sul 10% del totale, ampliabili al 15-20% con investimenti limitati ed elevatissimo rapporto costi/benefici. Sono percentuali normali o modeste nelle città europee, con quelle più evolute che raggiungono quote anche superiori al 40-50% del totale degli spostamenti.
Ogni bici è un auto in meno
Non è poco, anzi, molto
Firenze è una città molto adatta a muoversi in biciclette, cosa che fanno già fra le 20.000 e le 30.000 persone al giorno, fra cui molti pendolari treno+bici (arrivo in treno, poi a pedali dalla stazione alla destinazione). Lo fanno però largamente in modalità "fai-da-te", arrangiandosi cioè su una viabilità ostile e pericolosa, piste ciclabile a spezzoni, in sostanza nessuna rete, al di la di proclami e km dichiarati, in parte fasulli o sulla carta.
Sappiamo che Firenze è paralizzata da un traffico da terzo mondo (vedi qui), invasivo e inquinante, e la ciclabilità sarebbe una cura parziale ma a costo ridotto, tempi brevi e grande efficacia.
A cosa serve la mobilità ciclabile
Agli spostamenti quotidiani casa-lavoro, casa-scuola o verso servizi. Come con tramvie, bus, treni, e (in modo spropositato) l'auto propria. Non come si sente farfugliare, per "fare giratine".
Possibili effetti
Spostare dall'auto (mobilità da ridurre drasticamente) alla bici quote che già oggi, in modalità fai-da-te, si aggirano già sul 10% del totale, ampliabili al 15-20% con investimenti limitati ed elevatissimo rapporto costi/benefici. Sono percentuali normali o modeste nelle città europee, con quelle più evolute che raggiungono quote anche superiori al 40-50% del totale degli spostamenti.
Ogni bici è un auto in meno
Non è poco, anzi, molto
venerdì 16 novembre 2018
Un' si potrà più rifare le facciate!!
giovedì 15 novembre 2018
Avvelena anche te, digli di smettere!
Un tizio fuma come un turco ("Avvelena anche te, digli di smettere!", recitava un antica campagna di Pubblicità Progresso).
Gli viene diagnosticato un tumore. Va ridotto e poi operato.
Il medico gli dice anche che fumando sta mettendo in pericolo figli, familiari, colleghi ecc
Ma il tizio segue la trasmissione di Vanna Marchi, la contatta e quella in cambio di 20.000 euro gli promette la guarigione grazie alle mirabolanti arti del Mago do Nascimiento.
Il tizio ci casca, pensa di evitare invasive cure e interventi chirurgici.
Il tizio si aggrava ... Alt, evitiamo il finale macabro
E cosa c'entra con la mobilità, ovvero con traffico da terzo mondo, tramvie, ZTL, reti ciclabili ecc?
Gli viene diagnosticato un tumore. Va ridotto e poi operato.
Il medico gli dice anche che fumando sta mettendo in pericolo figli, familiari, colleghi ecc
Ma il tizio segue la trasmissione di Vanna Marchi, la contatta e quella in cambio di 20.000 euro gli promette la guarigione grazie alle mirabolanti arti del Mago do Nascimiento.
Il tizio ci casca, pensa di evitare invasive cure e interventi chirurgici.
Il tizio si aggrava ... Alt, evitiamo il finale macabro
E cosa c'entra con la mobilità, ovvero con traffico da terzo mondo, tramvie, ZTL, reti ciclabili ecc?
C'entra molto.
mercoledì 14 novembre 2018
le piste ciclabili della DirezZione Im-Mobilità

Spostando un attimo la visuale in tema di mobilità ci si trova però di fronte ad opere completamente in mano alla DireZione Im-Mobilità, (comunale), diversamente da quelle della tramvia (esternalizzata). Ad es. la ciclabilità, per cui i "tennici" fiorentini sono famosi nel mondo (vedi qui per esempio), ormai presi a modello in tutta Europa, con viaggi di studio a Firenze di quotatissimi esperti danesi, olandesi, svizzeri, tedeschi ed anche estoni o sloveni.
Ultimissima realizzazione è un prolungamento di un centinaio di metri della pista ciclabile di viale Lavagnini, che risale al 90 (28 anni fa) e è ad onor del vero abbastanza ben fatta.
venerdì 9 novembre 2018
Sosta selvaggia, chi l'avrebbe mai detto?

Eppure il giornaletto di provincia riesce lo stesso a infilarci uno sfondone. La causa di ciò sarebbe il "taglio di posti auto", e non la consolidata abitudine al parcheggio abusivo, "tanto l'è un minuto", nella consapevolezza della quasi assoluta impunità - e gratuità - del civilissimo comportamento.
Con tale strampalata logica i coraggiosi giornalisti d'inchiesta di FirenzeTudei (ops), in attesa del premio Pulitzer, si avvicinano alla proverbiale genialità dei "tennici" della DirezZione Im-Mobilità, che hanno impiegato tempi esorbitanti per progettare e realizzare quella che loro chiamano "riqualificazione". Ma banalmente si sono dimenticati di installare piolini ("dissuasori della sosta") lungo il margine esterno dei marciapiedi e di altri spazi di vivibilità ricavati nella strada.
Piolini che peraltro erano già presenti in vari tratti (ma in numero insufficiente), prima della "riqualificazione".
Politici e tecnici avranno forse pensato che il nuovo look avrebbe magicamente rieducato gli automobilisti e fatto sparire la pluridecennale sosta selvaggia dovunque ci sia qualche centimetro occupabile?
giovedì 8 novembre 2018
Ai barre si parla di tramvia
In un bar di periferia sembra di essere tornati agli anni 60.
Tra un caffè corretto, un gottino e un tramezzino si scatenano dottissime e profonde discussioni, che solitamente finiscono con pacche sulle spalle.
Ma oggi c'è un cliente che ci capita raramente, e l'atmosfera si surriscalda ...
Il tema ovviamente:
la tramvia
B: L'ha unn'è adatta a Firenze, c'è le strade strette ...
S: Viale Morgagni o via dello Statuto le sarebbero strette??
B: la piglia tutt' i' posto, un' si circola più, maremma impestaha!
S: Infatti ai traffico gli va leato lo spazio, eh son 30 anni che ci impestano unnicosa
E: Le tvamvie sono fatte pvopvio pev passave in ogni geneve di stvada e spazio uvbano, anche in situazioni più anguste di quelle di Fivenze. Se vuole si faccia qualche viaggetto e vedvà. Ma penso che scvivevò un avticoletto in matevia.
Lo spazio stvadale va vedistvibuito, è il tvaffico invasivo, devastante e causa della pavalisi, oltve che di inquinamento, incidenti ecc. Se c'è un cancvo (pev esempio le tvoppe auto) qyuello va pvima ridotto e poi aspovtato, non si può lasciavlo com'è e pvetendeve che il malato viva bene altvi 20 anni. Si aggvavevà, fino a movive.
Tra un caffè corretto, un gottino e un tramezzino si scatenano dottissime e profonde discussioni, che solitamente finiscono con pacche sulle spalle.
Ma oggi c'è un cliente che ci capita raramente, e l'atmosfera si surriscalda ...
Il tema ovviamente:
la tramvia
B: L'ha unn'è adatta a Firenze, c'è le strade strette ...
S: Viale Morgagni o via dello Statuto le sarebbero strette??
B: la piglia tutt' i' posto, un' si circola più, maremma impestaha!
S: Infatti ai traffico gli va leato lo spazio, eh son 30 anni che ci impestano unnicosa
E: Le tvamvie sono fatte pvopvio pev passave in ogni geneve di stvada e spazio uvbano, anche in situazioni più anguste di quelle di Fivenze. Se vuole si faccia qualche viaggetto e vedvà. Ma penso che scvivevò un avticoletto in matevia.
Lo spazio stvadale va vedistvibuito, è il tvaffico invasivo, devastante e causa della pavalisi, oltve che di inquinamento, incidenti ecc. Se c'è un cancvo (pev esempio le tvoppe auto) qyuello va pvima ridotto e poi aspovtato, non si può lasciavlo com'è e pvetendeve che il malato viva bene altvi 20 anni. Si aggvavevà, fino a movive.
lunedì 5 novembre 2018
Le busvie, le preferenziali, ma blindate oh!!
Uno dei tanti mantra che si leggono in giro è che "invece della tramvia bastavano le preferenziali" (o busvie, per i raffinati).
Chiunque abbia preso un bus delle linee forti (es. 6-14-17-20-23 ecc), già per larghe parti su corsie riservate, sa per esperienza diretta che si resta incastrati nei colossali ingorghi del traffico, le corse hanno orari teorici, ci si mettono secoli per tragitti irrisori, spesso passano 2-3 anche 4 vetture della stessa linea accodate l'una all'altra.
In altre parole, l'effetto è modesto, i tempi di percorrenza lunghissimi e dettati dal traffico (invasivo), affidabilità e puntualità inesistenti. Nei casi peggiori, cioè spesso, siamo alla quasi inutilità, con il carico di traffico attuale, che però non si vuole ridurre (anzi "tutelare") basando tutta la mobilità su gomma ("meno ingombrante" ...) e corsie preferenziali invece di tramvie, le quali, orrore, si prendono circa 3,5 metri di carreggiata per ogni direzione (cioè come una preferenziale). Che l'effetto sarebbe altrettanto invasivo pare sfuggire al nostro predicatore di "soluzioni alternative".
Chiunque abbia preso un bus delle linee forti (es. 6-14-17-20-23 ecc), già per larghe parti su corsie riservate, sa per esperienza diretta che si resta incastrati nei colossali ingorghi del traffico, le corse hanno orari teorici, ci si mettono secoli per tragitti irrisori, spesso passano 2-3 anche 4 vetture della stessa linea accodate l'una all'altra.
In altre parole, l'effetto è modesto, i tempi di percorrenza lunghissimi e dettati dal traffico (invasivo), affidabilità e puntualità inesistenti. Nei casi peggiori, cioè spesso, siamo alla quasi inutilità, con il carico di traffico attuale, che però non si vuole ridurre (anzi "tutelare") basando tutta la mobilità su gomma ("meno ingombrante" ...) e corsie preferenziali invece di tramvie, le quali, orrore, si prendono circa 3,5 metri di carreggiata per ogni direzione (cioè come una preferenziale). Che l'effetto sarebbe altrettanto invasivo pare sfuggire al nostro predicatore di "soluzioni alternative".
domenica 4 novembre 2018
Gli spinaci e i "costi medi europei delle tramvie"

Ebbene , quella dell'alto contenuto di ferro negli spinaci è un falso. Probabilmente saltato fuori fra il 1870 e il 1890 (forse un errore di trascrizione), arrivato fino ad oggi e poi clamorosamente smentito pochi anni fa. Una bufala durata oltre un secolo.
Un classico, una cazzata che nessuno ha verificato, nonostante dovesse suscitare molti dubbi, e diventata verità, un fatto neanche messo in discussione.
sabato 3 novembre 2018
Le meraviglie del jumbo bus

Tornano ad echeggiare vantaggi e meraviglie del "Jumbo bus". Mettiamo ben in chiaro:
- richiede sede propria (e cordoli), come la tramvia
- necessario lo spostamento dei sottoservizi, come la tramvia (scavi, durata e impatto dei lavori ecc)
- non transita su strada ma su due strisce apposite per lo scorrimento delle ruote, che richiedono cantieri, come la tramvia,
- non è affatto più flessibile, per cambiare percorso servono altri cantieri, come la tramvia
- in compenso ha capacità di trasporto minori
- costi di esercizio superiori che annullano il modesto risparmio nella cantierizzazione rispetto alla tramvia
giovedì 1 novembre 2018
Quale mobilità per Firenze, fuori dalla paralisi
Firenze è
attanagliata da decenni da un traffico
da terzo mondo, che è alla base di molte problematiche, di cui l'inquinamento è
solo una. La paralisi quotidiana, fino all'immobilità, sottrae ai cittadini ore
al giorno e quote di reddito. L'alta incidentalità, forte su bambini e anziani,
l'incidenza di malattie da smog, gli alti costi sanitari per l'intera comunità,
e l'impatto sulla vivibilità dell'ambiente urbano sono altri esempi tangibili.
Da decenni
vediamo strategie deboli, esitanti,
fortemente depotenziate da un coacervo di
interessi particolari, lobby e corporazioni, o semplicemente dalla
resistenza ad ogni cambiamento, visto come minaccia.
Alcuni esempi: la realizzazione della ZTL nel 90 fu all'avanguardia in Europa, con grande risonanza internazionale. Molte città del continente hanno seguito quella strada, sono andate avanti e ben oltre nella riduzione del traffico sulle aree urbane. Firenze si è fermata, e ha visto anzi una progressiva corrosione del modello, oggi colabrodo e terreno fertile per schiere di furbi più o meno tollerati.
Due altri esempi di strategie esitanti e in grande ritardo: la rete tramviaria, lanciata ai tempi della Giunta Morales (89) ed oggi, dopo 28 anni, limitata alla sola linea Scandicci-SMN, recentemente prolungata fino a Careggi. La rete ciclabile, partita con i mondiali del 90, e rimasta quasi la stessa per lunghi anni, o peggiorata, o con ampliamenti frammentati e sconnessi, fino a renderla spesso inutile e dannosa per chi la usa.
Nel primo caso si tratta di massicci investimenti e grossi impatti sull'intera viabilità , nel secondo di costi modestissimi con grande ritorno in mobilità. La sorte simile indica la scarsa volontà politica, strategie deboli o inesistenti, mancanza di coraggio nell'affrontare trasformazioni che hanno avuto luogo e proseguono a grandi passi in tutta Europa. Ed è da lì che possono provenire modelli e soluzioni già sperimentate e ampiamente replicabili, con modesti adattamenti. Alla faccia del “prima gli itaGliani”.
I numeri
parlano chiaro, e non ci fanno onore: Firenze è ai vertici mondiali per il
numero di automezzi per abitante, e ancora più grave, per il suo utilizzo negli
spostamenti quotidiani, intorno al 70%.

Alcuni esempi: la realizzazione della ZTL nel 90 fu all'avanguardia in Europa, con grande risonanza internazionale. Molte città del continente hanno seguito quella strada, sono andate avanti e ben oltre nella riduzione del traffico sulle aree urbane. Firenze si è fermata, e ha visto anzi una progressiva corrosione del modello, oggi colabrodo e terreno fertile per schiere di furbi più o meno tollerati.
Due altri esempi di strategie esitanti e in grande ritardo: la rete tramviaria, lanciata ai tempi della Giunta Morales (89) ed oggi, dopo 28 anni, limitata alla sola linea Scandicci-SMN, recentemente prolungata fino a Careggi. La rete ciclabile, partita con i mondiali del 90, e rimasta quasi la stessa per lunghi anni, o peggiorata, o con ampliamenti frammentati e sconnessi, fino a renderla spesso inutile e dannosa per chi la usa.
Nel primo caso si tratta di massicci investimenti e grossi impatti sull'intera viabilità , nel secondo di costi modestissimi con grande ritorno in mobilità. La sorte simile indica la scarsa volontà politica, strategie deboli o inesistenti, mancanza di coraggio nell'affrontare trasformazioni che hanno avuto luogo e proseguono a grandi passi in tutta Europa. Ed è da lì che possono provenire modelli e soluzioni già sperimentate e ampiamente replicabili, con modesti adattamenti. Alla faccia del “prima gli itaGliani”.
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