sabato 28 marzo 2009
San Salvi: alberi o fermata metropolitana?
Mi veniva esposto, in modo abbastanza convincente, che nel progetto alternativo di passaggio TAV in superficie si propone di dedicare una coppia di binari ad una sorta di metropolitana (che loro chiamano metro-treno mi sembra).
Interessante, anche se sicuramente non è la soluzione di tutti i mali della mobilità fiorentina: è evidente che i binari ferroviari attraversano e sono in grado di servire solo alcune zone di Firenze. E che, ovviamente, non possono offrire fermate ogni 300 metri. Mi sembra però una soluzione sensata per gli spostamenti veloci, per es. da Rovezzano o Campo Marte a Rifredi, Statuto o S. Maria Novella, per poi passare ad altri mezzi pubblici come i tram e gli autobus (questi ultimi su corsie protette, non come ora su fasulle preferenziali invase e intasate). O alla bicicletta, magari trsportata sul treno, o a quella a noleggio automatico ("bike sharing")
martedì 24 marzo 2009
Sottoattraversamento TAV e trasporto locale
giovedì 19 marzo 2009
Sottoattraversamento, si o no?
Ho seguito con attenzione ed interesse il Workshop sul nodo AV di Firenze. Ampie esposizioni sia del progetto di sottoattraversamento sia della possibile alternativa di superficie, quasi alla pari, pur essendo la sede istituzionale e già orientata alla soluzione sotterranea.
In gran parte si è trattato, secondo schemi già visti nella guerra della tramvia, di un dialogo fra sordi. Per fortuna, a differenza delle colossali scemenze raccontate sul mostro che distruggerà Firenze (il tram, non Godzilla!!) qui l'alternativa sembra almeno plausibile.
Il punto cruciale per me è quello di vantaggi maggiori o minori per il trasporto locale, cioè per la possibilità di realizzare quei treni urbani e suburbani cadenzati come la RER francese o le S-Bahn tedesche. E qui purtroppo sono rimasto nei dubbi che avevo precedentemente. Ognuno la racconta a modo suo, dando l'impressione di tirar fuori dal cappello solo le mezze verità che gli fanno comodo. Vorrei convicermi che il passaggio in superficie è tecnicamente fattibile e con impatti accettabili, e che i vantaggi per il trasporto locale saranno non minori. Ma per ora il desiderio di capire rimane ampiamente insoddisfatto.
venerdì 6 marzo 2009
il Barone Bisonti
Questa volta gli amici Comi-Ci ci rallegrano commentando un semi-carbonaro convegno tenuto sabato 28 febbraio a Calenzano sul tema “Metrotramvia della Piana”.
Gli acuti investigatori-comici delle malefatte dei nostri politici di apparato (in questo caso quasi tutti ex-Diessini) denunciano la volontà di costoro di cementificare ad ogni costo. La cosa probabilmente é vera, anche se francamente non vediamo il nesso per es. fra operazioni di speculazione immobiliare e la tramvia, che continuiamo a considerare una delle poche cose buone fatte (o meglio iniziate) negli ultimi 15-20 anni.
Certo suscita un pò di stupore trovare fra le citazioni di personaggi non proprio limpidi quella di un certo Baronti, Presidente di Legambiente toscana. Egli si sarebbe espresso così:
“Non abbiamo preferenze tra tram e metrò, lo sterile e pregiudiziale dibattito tra destra e sinistra deve finire. L’unica cosa che conta è la fattibilità tecnica e la rapidità di realizzazione. Le soluzioni, se tecnicamente possibili, potrebbero essere molteplici: (a) una metropolitana sotterranea che colleghi Firenze, Prato e Pistoia collegandosi alla tramvia una volta raggiunto il capoluogo toscano o in alternativa (b) un sistema tramviario che si estenda su tutta l’area metropolitana o ancora (c) un sistema integrato di metrò e tram”.
Sì avete letto bene: una metropolitana sotterranea Firenze-Prato-Pistoia
Ovviamente la email dei Comi-ci ne tra subito la conclusione che anche per Baronti "l’importante è fare, costruire", a rimorchio del carro dei cementificatori.
giovedì 5 marzo 2009
PD(r) 3 - Pillole Del renziNo
Qualcuno ci chiede di mettere alla gogna le visioni etiche di un personaggio notioriamente molto vicino a Combustione&Liberazione (combustione= roghi di eretici). Ma vogliamo rimanere sul nostro terreno: la mobilità (e quello strettamente connesso, l' ambiente). E' più che sufficiente ...
Quali visioni abbia il nostro RenziNo ce lo hanno già illustrato le pillole 1 e 2: traffico e sosta selvaggia a go-go, impunità garantita, ulteriori trucchi per abusi già diffusissimi etc. La cancrena di Firenze, il traffico motorizzato invasivo e soffocante, diventa addirittura un idolo.
Forse per stemperare un pò tanta barbarie il nostro buon RenziNo pensa bene di rifilarci anche un paio delle sue pillole sulle biciclette (uaooo!!!). Una verniciatina di ecomodernità e di europeità non fa mai male, e nel promettere tutto (e il contrario di tutto) a tutti eccovi il contentino fra i 100 giorni:
33. A BI CI. Abc di ogni intervento è una valorizzazione della bicicletta come possibilità reale di mobilità alternativa. Presentazione degli interventi di Bike sharing, di manutenzione e miglioramento delle rastrelliere.
34. A posto le piste. Presentazione della riqualificazione delle piste ciclabili ad oggi maggiormente dissestate. Presentazione dei nuovi interventi previsti nei cinque anni di mandato.
giovedì 26 febbraio 2009
PD(r) 2 - Pillole Del renziNo
Dopo l'impunitità garantita a traffico e sosta abusiva (vedi la puntata precendete o clicca qui) ecco che il "progetto" si perfeziona in modo diabolico:
Punto 16 dei "100 giorni":
Ripartire dalla Zeta. Modifica entro i primi cento giorni della disciplina della ZTL. Rivoluzione totale dell'attuale impostazione della ZCS.
La formulazione è piuttosto sibillina potrebbe voler dire tutto. Per esempio io mi augurerei la rimozione forzata rapidissima di auto e motorini parcheggiati in zone pedonali, l'eliminazioni di un sacco di "categorie ganze" abilitate (non si sa perchè) a transitare sulle corsie preferenziali e molte altre cosette. In altre parole rendere le zone pedonali tali, magari aumentarle, e la ZTL davvero limitata a bus, bici, pedoni e mezzi di soccorso o invalifi veri (a bordo). In sostanza uan ZTL meno trafficata.
Qualcuno crede che il Renzino intenda questo?
Tutto indica che invece la ZTL sarà ancora più aperta, spalancata, intasata, inquinata, devastata, un far west dove scorrazzano e sostano a comodo loro auto, furgoni, gipponi e motorini - ancora peggio di ora.
venerdì 20 febbraio 2009
PD(r) 1 - Pillole Del renziNo
Ecco quella di oggi, episodio 1 - ad uso e consumo di chi ne subirà le conseguenze e di chi l'ha sostenuto - Sigh!
Punto 9 dei "100 giorni":
Prevenire è meglio che sanzionare. Non sarà più possibile per “i vigilini” fare le multe, ma saranno impiegati in funzione di segnalazione e antidegrado. Per le multe bastano i vigili...
In altre parole via libera totale alla sosta selvaggia, come se non ne avessimo già abbastanza ora. E via libera alle invasioni delle corsie preferenziali, del transito abusivo, etc. Insomma scorrazza in auto che va bene così, anzi ti premio e ti garantisco l'impunità più di ora.
Il paradiso della vivibilità, dei pedoni, dei ciclisti, dell'aria pulita a Firenze - ma non c'era chi aveva manifestato contro la ZTL colabrodo?
Ed ecco a voi ...
Antonio La Trippa,
o forse Renzino?
(clicca sulla foto per vedere il filmato del comizio)
mercoledì 18 febbraio 2009
Ovvai e ora beccatevi i' Renzino!!
I' Michele Sventura gliera troppo nomeclathura? La biondona della Danielona v'ha fatta sospirare? O quell'attro, Lapo i' Pisello un vi garbava perchè gliera di Scandicci e vi faceva senso (e poi gliera anche troppo amihone di qui negro di Obama)? O quellattro ancora, he sembrava bono solo a vende' Bruscolini? Inzomma un ve ne garbava uno, e io vi posso anche hapire per quarcosa di qua e di la.
E ora vuvvi ritrovate i Renzino, ovvai!!! E se un vu state attenti poi v'arriva sui groppone anche i' su amihone Rutelli, quello co' tutti que' neuroni ne su du' cervelli
Contenti ora? Poi dopo un venite a lamentavvi, he vuvve la siete cercata.
Bonaaaaaa!!!
giovedì 5 febbraio 2009
Bike sharing Panacea Universalis?
Bello il titolo mezzo inglese e mezzo latino vero?
Del bike sharing (=noleggio bici automatizzato) si fa un gran parlare, soprattutto nella campagna elettorale fiorentina.
La cosa di per se è positiva perchè manifesta una certa sensibilità alle alternative di mobilità rispetto al devastante impero dell'auto dappertutto. Preoccupa un pò l'aspettativa di una panacea universalis, la cura per tutti i mali.
Va detto che:
- nessun singolo intervento è in grado di risolvere da solo la drammatica situazione della im-mobilità fiorentina - e questo vale anche per scelte utili e giuste, come la tramvia o il bike sharing
- puntare tutto su grandi opere (o di immagine) è molto sospetto, specialmente dove non si interviene a breve su terreni di modestissimo costo ed effetti a breve (es. una vasta rete di piste ciclabili, busvie non invadibili e molto più estese, pedonalizzazioni etc.
- il bike sharing rischia di essere un flop se i suoi utenti sono condannati a circolare nel traffico omicida fiorentino, interamente a misura di auto e motorino
- il bike sharing in ogni caso non è in alternativa e non può andare a sostituire il muoversi con la propria bici, cosa che già fanno (in modo largamente fai-da-te e con un bel coraggio) molte migliaia di fiorentini
Viene il sospetto che il grande amore di vari politici per il bike sharing (o il suo inserimento nelle promesse elettorali) abbia molto a che fare con il grande impatto mediatico che ha avuto soprattutto il modello (di successo) del Velib a Parigi.
Un ulteriore sospetto, molto più maligno, è che questo grande amore abbia cause semi-occulte: per es. che, al contrario della realizzazione di piste ciclabili, non richieda (errata convinzione) di andare a togliere spazio a traffico e sosta di auto e motorini. E che implica un grosso investimento, con relativo business - al contrario la realizzazione di reti ciclabili ha costi modestissimi (e grandi effetti, ma forse poco mediatici).Morale della favola: facciamolo il bike sharing fiorentino, sul serio e non all'italiana, e facciamo anche (e forse prima) molte altre cose: raddoppio della rete ciclabile, adeguamento della sicurezza di quella esistente (dandogli priorità rispetto al traffico motirizzato), pedonalizzazioni e ZTL vere (cioè senza valanghe di finti invalidi e infinite autorizzazioni o tolleranza ai furbi) e molte altre cosette del genere.
C'è da tenere d'occhio la vicenda ...
...
martedì 3 febbraio 2009
Primarie, sehondarie ... riborda!
Però mi son divertito aimeno a trovare i soprannomi a tutti.
Michele Sventura
Danielona la Biondona
Lapo i' Pisello
Graziano Marcioni
Matto RenziNo
Eros Bruscolini
Valdo SpinTi
e poi i mi' aihone Tarzanelli, che un potea fare a meno di portassi con se quellattro he dicea bischerate sull' "incanto de Viali": i' Trippa di Meana 'nzomma.
Ora mi metto a escogitare come piglialli ingiro, su icche dicano e anche su icche un dicano.
mercoledì 28 gennaio 2009
Ataf: Wooooow
Ma qui si fermano le mezze assoluzioni e le attenuanti. Fra le molte magagne tanto più vergognose quanto facilmente risolvibili c'è quella illustrata dalla schermata a lato: il sistema di ricerca di itinerari e orari dal punto A al punto B.
L'utente ha la possibilità, sul sito www.ataf.net,di immettere l'indirizzo di partenza e di arrivo e l'orario e il sistema ti dice che bus prendere, a che ora, dove cambiare se necessario, tempo di percorrenza etc. In teoria, perchè in realtà se uno ci prova in 7-8 casi su 10 riceve la risposta: "non calcolabile con l'attuale rete di trasporto". Provare per credere, clicca qui
(a volte l'errore si verifica ripetendo la stessa ricerca nell'arco di pochi minuti!!).Il software usato è lo stesso di decine di città italiane, dove funziona egregiamente, compresa la scassatissima ATAC di Roma. Quali misteri si annidano nei sistemi informatici della fiorentinissima Ataf?
Una pessima figura, oltre che un vergognoso malfunzionamento, esibito infinite volte ogni giorno a migliaia di utenti che visitano il sito.
Un consiglio è quello di usare invece l'analogo servizio su Google Maps, attivo sempre. Altra pessima figura per i megadirigenti di Ataf SpA. Roba da essere cacciati a calci, in qualsiasi azienda seria.
venerdì 23 gennaio 2009
QUOTE MERCATO AUTO IN EUROPA
1) Gruppo Volkswagen, 20,6% (+0,8%);
2) Gruppo PSA, Peugeot - Citroen, 12,7% (-0,2%);
3) Gruppo Ford, 9,9% (+0,2%);
4) Gruppo GM, 9,6% (-0,6%);
5) Gruppo Renault, 8,7% (stabile);
6) Gruppo Fiat, 8,0% (+0,2%);
7) Gruppo BMW, 5,6% (+0,3%);
8) Gruppo Toyota, 5,5% (-0,3%);
9) Daimler, 5,4% (+0,1%);
10) Nissan, 2,3% (+0,4%);
11) Hyundai, 1,8% (-0,1%);
12) Honda, 1,8% (-0,2%);
13) Suzuki, 1,7% (-0,1%);
14) Mazda, 1,7% (+0,2%);
15) Kia, 1,6% (stabile);
16) Mitsubishi, 0,8% (-0,1%);
17) Jaguar-Land Rover, 0,7% (-0,1%);
18) Chrysler, 0,6% (-0,2%)
Altri, 1,7%
Nel 2009 e 2010 solo piccoli spostamenti, le leadership rimangono le stesse.
Mi ricordo che nel periodo d'oro (Ghidella) la Fiat era al primo posto in Europa, poco sopra la Volkswagen, fra il 13 e il 14%.
Grande risultato dei nostri grandi manager e imprenditori del piffero.
martedì 20 gennaio 2009
i consiglieri centobraccia
Alcuni consiglieri comunali fiorentini devono appartenere ad una recente modificazione genetica: hanno infatti, diversamente dai soliti umani, ben oltre le consuete due braccia e molto più di cinque dita per mano (vedi foto).Il dettaglio, finora sconosciuto ai cittadini e agli stessi elettori dei consiglieri in questione, è emerso recentemente in una polemica sulla nuova pista ciclabile di Lungarno della Zecca:
una strada larga con tanti posti sosta disponibili (...) massacrata sull'altare di inutili piste ciclabili dove le biciclette che passano nell'arco di una giornata si contano sulla punta delle dita.
I noti ciclo-terroristi di Firenzeinbici avevano replicato:
"In realtà per contarli non basterebbero le dita di mani e piedi dell'intero gruppo consiliare(*)
(...)in occasione del rilevamento compiuto tre mesi fa abbiamo contato 160 ciclisti in appena due ore sulla postazione di piazza Cavalleggeri".
La rivelazione sui "consiglieri centomani" chiarisce adesso l'arcano!!
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(*) il nome del gruppo consiliare è stato volutamente omesso
domenica 18 gennaio 2009
Rotonde, piste ciclabili, Wittgenstein
Leggiamo cosa dicono di recente (*):
sia le rotatorie sia le piste ciclabili devono essere realizzate solo quando esistono condizioni urbanistiche che le rendano sostenibili
Piste ciclabili (e rotonde) urbanisticamente sostenibili? L'unico senso che si può attribuire a questa brillante teoria è che la loro "sostenibilità" è dettata dal traffico motorizzato e dal suo status quo, più o meno intoccabile per quantità e modalità e prioritario rispetto a tutto il resto. Esattamente il contrario di ciò che si fa in tutt'Europa (anche i Comi-ci la indicano spesso come modello) dove, notoriamente, è proprio il devastante traffico auto che viene adeguato e subordinato a quello pedonale, ciclistico etc e più in generale limitato, disincentivato, rallentato e "moderato" con numerose tecniche: fra cui le rotonde, la sottrazione di spazio a favore delle piste ciclabili o del trasporto pubblico etc.

Dai (vaghi) esempi portati sembra che rotonde e piste ciclabili, secondo gli amici Comi-ci, a Firenze non siano quasi mai "sostenibili" (e quindi da non realizzare):
(...) ciclabile è bello, ma solo laddove la situazione lo consente, senza mettere in pericolo l’incolumità di ciclisti, pedoni e automobilisti.
Più che tragicomica definiremmo macabra l'affermazione che il "ciclabile è bello" metta in pericolo gli automobilisti. Si rientra nelle classiche frasi da bar del tipo "bambino sbrana pitbull" o "pedone travolge TIR".
Ma proseguiamo nel delirio filo-motoristico:
Le piste recentemente realizzate attorno al centro storico sembrano non tenere conto di elementari principi di sicurezza e di opportunità, come, anche in questo caso, testimoniano i numerosi incidenti, anche gravi, occorsi agli incauti ciclisti che si avventurano su piste insicure e mal progettate.
A quali piste si riferiscono? Lo dicano, e magari anche a quali "numerosi e gravi incidenti".
In realtà a Firenze:
- le piste ciclabili sono troppo poche, mentre ne serve una rete fitta e continuativa da realizzare a tappeto sottraendo spazio alla viabilità ordinaria (e alla sosta)
- alcune sono anche mal fatte, ma per motivi opposti a quelli accennati dai Comi-Ci: la subordinazione al traffico motorizzato, al "dove c'è posto" o "non intralciano", rinunciando alla univoca precedenza, piena visibilità e priorità rispetto al traffico motorizzato.
Insomma, i colti amici Comi-Ci dovrebbero tenere a mente il detto del grande filosofo Wittgenstein: "ciò di cui non si può parlare, si deve tacere". O, in linguaggio popolare, hanno perso un'occasione per star zitti.
Davvero strano, ma non nuovo, che gruppi estremamente critici (come noi del resto) si trovino a schierarsi con il fronte dell' "auto dappertutto" e con il Partito del Gippone.
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(*) vedi l'originale: ROTATORIE, PISTE CICLABILI E ALTRO ANCORA
ed inoltre: Gli stupri e le bici: la sicurezza alla rovescia
mercoledì 7 gennaio 2009
i pedoni sono pericolosi!!
Non scherzo, è il succo di una conversazione sentita davvero. Più o meno il tenore era questo:
"bisognerebbe obbligare i pedoni ad indossare il gilet fosforescente, perchè di notte non si vedono e io li potrei metter sotto: la colpa senza gilet dovrebbe essere loro, e pagarmi anche i danni alla macchina"
Giuro, tutto vero, sentito con le mie (povere) orecchie!
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sabato 3 gennaio 2009
un link interessante
Nulla di particolarmente polemico, i toni sono pacati, come si addice ai dibattiti scientifici, anche divulgativi.
Fra i pochi accenni battaglieri, tutti che mi trovano concorde, quelli rivolti a categorie ben identificate dell'italietta antiscientifica, facilona, superstiziosa, pronta a credere a scemenze colossali o con vaghissime apparenze "serie": roba tipo astrologia, cerchi nel grano, il "creazionismo" a sfondo religioso integralista, e ... i talebani anti-tramvia (ma così li chiamo io, non il suddetto blog).
Mi sembra veramente un abbinamento fantastico, meno casuale o scemo di quanto sembri. Se pensiamo ad un San Razzanellio, notoriamente nelle schiere dei moderni Torquemada stile Ruini/Ratzinger, le analogie sono fin troppe. E a rimorchio le orde di creduloni, pronti a giurare su miracoli, madonne che piangono e altre pagliacciate, basta che confermino quella che sembra la loro unica preoccupazione del millennio e dell'umanità: parcheggiare sotto casa o in doppia fila senza dover fare 300 metri a piedi (o in tram).
sabato 27 dicembre 2008
La Sottointendenza ai Fatti Propri
E' da osservare che gli stessi signori si oppongono per motivi estetici nel centro di Firenze per es. all'asfalto rosso per le ciclabili e impediscono la loro protezione dai gipponi omicidi tramite separazioni fisiche dalla carreggiata (es. transenne fisse, cordoli in pietra etc).
Che facciano parte anche loro del famigerato Partito del Gippone?
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Oggi, ad un anno di distanza dall’inizio dei lavori, il parcheggio voluto dalla Soprintendenza all’interno del Giardino della Pace è stato completato, cementando in maniera irreversibile un’ampia superficie di verde pubblico, costruendo cordoli e installando sbarre, cancelli e semafori. Tutti lavori edili che stanno a testimoniare come non si tratti di un intervento di restauro, ma di un’opera urbanistica che, di fatto, costituisce una variazione della destinazione d’uso dell’area, con un incremento del carico urbanistico e conseguente alterazione degli elementi tipologici, formali e strutturali del luogo.
Che si tratti di un cambiamento della destinazione d’uso, per il quale si devono seguire definiti procedimenti amministrativi, risulta evidente da due documenti nei quali questo principio viene chiaramente espresso:
a) La Delibera del Comune di Firenze n. 00048 del 08/03/1999, che si riporta come esempio circa l’iter da seguire per modificare il Piano Regolatore al fine di concedere l’autorizzazione per la realizzazione di un parcheggio pubblico per una scuola. Nella Delibera si chiarisce “che per la realizzazione del parcheggio… è necessario modificare la destinazione d’uso…” (con tutto l’iter che ne consegue di approvazione in Consiglio Comunale).
b) La Sentenza del Consiglio di Stato n. 5035, del 19 giugno 2007 in cui si ribadisce che “non è sostenibile che la trasformazione di … un giardino a parcheggio scoperto, attraverso l’impermeabilizzazione del terreno…in una zona vincolata, non configuri una sostanziale modifica dell’uso dell’immobile, con incremento del carico urbanistico”. L’elemento rilevante in questa decisione del Consiglio di Stato è la decisione di richiesta di “ripristino dello stato dei luoghi”
Sulla base di questi due documenti, che stabiliscono in maniera inequivocabile i criteri per definire un cambiamento d’uso, appare insostenibile la dichiarazione di restauro, usata per la realizzazione del parcheggio.
Seguendo l’iter procedurale che, nel rispetto dei vincoli legislativi applicabili, disciplina i lavori eseguiti per conto di amministrazioni statali su aree di proprietà del Demanio dello Stato, sono stati individuati gli atti abilitativi necessari per la realizzazione del parcheggio nel Giardino della Pace, atti che sono stati elencati nel seguente schema, con i commenti relativi agli adempimenti richiesti, ed i riferimenti alle leggi ed i regolamenti applicabili.
1) Invio del progetto da parte della Soprintendenza alla Direzione Urbanistica, ai fini di accertarne la conformità con le prescrizioni urbanistiche (art. 39 del D.Lgs. 42/2004 / art. 7 del DPR 380/01- all. 4 e 5) , progetto che non è mai stato trasmesso al Comune, per stessa affermazione della direzione dei lavori della Soprintendenza
2) Mancato ricorso alla procedura ordinaria, DIA o permesso a costruire (l’unica DIA presente sul cantiere è relativa al passo carrabile)
3) Non è stata richiesta l’autorizzazione della Commissione Comunale per il Paesaggio, in quanto i lavori, sono stati considerati dalla Soprintendenza, un intervento di manutenzione ordinaria e non una variazione della destinazione d’uso
4) Non è stato fatto il ricorso alla Conferenza dei Servizi, come previsto in presenza di interventi non conformi al PRG ( art.. 25 della L.R. n. 1 del 03/01/2005 – all. 6)
A conclusione di questo documento, chiediamo alla Direzione Urbanistica del Comune di Firenze, una formale risposta sull’iter seguito, la documentazione comprovante la destinazione d’uso a parcheggio dell’area o, in alternativa, la variazione a parcheggio del piano regolatore, e il permesso rilasciato a costruire. In assenza di tale documentazione si richiede al Comune di provvedere per il ripristino dello stato dei luoghi, in applicazione degli art.li 27 e 28 del DPR 380/01.
mercoledì 17 dicembre 2008
mercoledì 10 dicembre 2008
I "fiorellini" e le frasi captate al volo ...
E poi ancora giù luoghi comuni pro cemento e pro mega-opere come se fossero di per se la panacea universalis, sempre buone e giuste, comprese le più controverse e opinabili (es. l'autostrada tirennica). Traspariva un disprezzo e un astio quasi stalinista contro chi solleva critiche e dubbi o addirittura si oppone a quello che si spaccia per univocamente necessario, magari dopo aver intrallazzato di sottobanco con costruttori non proprio limpidi (e al di sotto di molti sospetti).
Oltre al Partito del Gippone (della destra) abbiamo anche a che fare con questi signori del cemento (del centro-sinistra). O come dice Travaglio "Calce e Martello".
C'è ancora molta strada da fare. Davvero tanta. E non ci si può stupire su certe telefonate le cui trascrizioni sono apparse sulla stampa.
Che vergogna!!!
martedì 2 dicembre 2008
La corda in casa dell'impiccato ...
Al centro di essa sta, giustamente, il "ferro" che in tutto il mondo civilizzato è il principale vettore, a cui altri eventuali mezzi di trasporto portano per rafforzare la capillarità della rete, soprattutto nel primo e ultimo tratto.
Mondo civilizzato a cui l'Italia palesemente appartiene poco: fra i grandi paesi "industriali" siamo infatti gli unici che vedono l'uso dell'auto come mezzo di gran lunga maggiore, in modo schiacciante.
Altrettanto poco civili sono spesso le condizioni in cui chi per necessità o per scelta viaggia ogni giorno sui treni locali. E palesemente in contraddizione con il resto d'Europa è anche la ripartizione degli investimenti fra ferro e asfalto.
La copertina della rivista di Legambiente illustra bene con una immagine che si richiama al famosissimo "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo.
A maggior ragione incomprensibile è il fatto che in tutto questo la bicicletta non viene neanche nominata.
Eppure nel modello europeo l'intermodalità bici+treno svolge ormai un ruolo chiave in quantità e qualità: usare l'unico mezzo davvero ad "emissioni zero" fino ad una stazione, poi caricarla sui vagoni, ed infine scendere ed usarla comodamente nell'ultimo tratto urbano.
In realtà questo modello esiste anche da noi, ma in modalità tipicamente italica, "fai-da-te": parcheggiare una bici alla stazione di arrivo per proseguire - preferibilmente scassata, per non farsela possibilmente rubare, e magari legandola chissà dove in mancanza di appositi spazi. C'è anche chi porta l'italicitá al top usandone due, di cui la prima da casa alla stazione di partenza. Insomma mettendo a frutto tutta la nostra arte di arrangiarsi. Metterla in treno è spesso solo teoricamente possibile e in ogni caso pagando un supplemento giornaliero di cui non esiste abbonamento.
Trattare di mobilità compatibile e di pendolarismo e scordarsi della bicicletta è più o meno come parlare di corda in casa dell'impiccato!
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martedì 25 novembre 2008
morti ammazzati
"Si muore di più durante le attività ordinarie che non a causa della criminalità o di episodi violenti", si legge nel comunicato pubblicato dall'istituto di ricerca socioeconomica.
"I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi sulle strade otto volte più degli omicidi".
In base ai dati delle fonti ufficiali, nel nostro paese gli assassini sono infatti diminuiti del 36,4% in 11 anni: sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006.
Una tendenza simile è riscontrabile negli altri principali paesi europei, come Gran Bretagna, Francia e Germania. Seppur in calo, secondo il Censis gli omicidi in questi paesi rimangono infatti più frequenti che in Italia: 879 casi in Francia nel 2006, 727 casi in Germania e 901 casi in Gran Bretagna.
Anche nel confronto fra città, l'Italia sembra risultare tendenzialmente più sicura. Nel 2006, dice il Censis, a Roma si sono registrati 30 casi. A Bruxelles ce ne sono stati 33, 35 ad Atene, 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra, che aveva toccato un picco nel 2003 con 212 omicidi. Palma per la sicurezza va a Parigi, dove nel 2006 si sono verificati solo 29 omicidi, drasticamente diminuiti dai 102 che c'erano stati nel 1995.
La tendenza virtuosa dell'Italia si inverte, però, se si considerano le cosiddette morti bianche o quelle determinate da incidenti stradali.
Secondo i dati inerenti al 2005, in Italia sul lavoro si contarono 918 casi, mentre furono 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia.
E i numeri crescono ancora se si considerano le vittime degli incidenti stradali: nel 2006 in Italia i decessi sulle strade sono stati 5.669 mentre in Regno Unito sono stati 3.297, in Francia 4.709 e in Germania 5.091.
"Gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti", ha dichiarato nel comunicato il direttore del Censis, Giuseppe Roma. "Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, ... risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli".
(http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080805/tts-censis-italia-omicidi-ca02f96.html)lunedì 17 novembre 2008
in soccorso ai pirati della strada
Hanno sostenuto che l'etilometro della polizia non basta a determinare lo stato di ebbrezza e a Cremona, e hanno dato ragione ad un folle fermato a 230 Km/h
L'Asaps contro alcune sentenze
"Così la strada diventa una Jungla"
Dura presa di posizione dell'Asaps, associazione amici della polizia stradale, contro alcune recenti sentenze sull''etilometro e i limiti di velocità. "Rispondiamo con una provocazione - spiega il presidente dell'Asaps Giordano Biserni - ad alcune sconcertanti decisioni che ci sembrano prese dopo una vera e propria discutibilissima interpretazione dei fatti. A Firenze, infatti, un GIP ha respinto decine di decreti penali di condanna, adducendo l'insostenibile tesi che l'etilometro in uso alle forze di polizia non è sufficiente a determinare lo stato di ebbrezza del conducente; a Cremona, un altro giudice (di pace) ha dato ragione ad un automobilista fermato a 230 orari. A nostro parere si tratta di sentenze contro la sicurezza stradale - aggiunge Biserni - che evidenziano tutta la criticità di un sistema che non riesce ad essere incisivo e che si delegittima puntualmente da solo".
"A Treviso è stato declassato un valore alcolemico di 3,37 rilevato con l'esame del sangue a 1,47 sulla base di una tabella di raffronto con i valori che si rileverebbero con l'etilometro. Entrando nel merito dei singoli dispositivi, è infatti ovvio che quando nell'aula di un tribunale, luogo nel quale deve trionfare il Diritto, cadono certezze come la validità di un etilometro od uno sistema di misurazione della velocità che da anni vengono utilizzati in difesa della vita sulla strada, la società esce sconfitta.
Da anni una moltitudine di soggetti lotta in difesa della vita sulla strada - dichiara il presidente dell'Asaps - ma eventi come questo sono uno schiaffo ala memoria di chi, sulla strada, quella vita l'ha già persa: cosa si pretende, che gli agenti debbano accompagnare ogni sospetto in ospedale? Fare la coda con gli utenti del pronto soccorso? Farsi attribuire un codice di gravità al triage?".
"Anche per quanto riguarda l'altra sentenza, si rasenta il grottesco: il verbale redatto da due poliziotti che inseguono un'auto a 230 all'ora, che misurano la velocità di un veicolo standogli alle costole, non basta più? "Alcune sentenze annullano verbali redatti da postazioni automatiche - conclude Giordano Biserni - ora siamo in presenza di un giudice che annulla un atto perfezionato da agenti che hanno seguito e fermato una persona a 100 km/h sopra il limite massimo, accogliendo la tesi che il gesto manuale di inizio e fine della misurazione può comportare errori. Siamo all'assurdo: meglio a questo punto togliere ogni regola e lasciare che a decidere chi debba sopravvivere e chi debba soccombere sia la legge della jungla. A quella non c'è giudice che tenga".
(da La Repubblica, 10 ottobre 2008)
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