Firenze Im-mobile

Una città assediata da valanghe di auto e motorini, continuamente in movimento, eppure (o forse proprio per questo) terribilmente IMMOBILE
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sabato 5 maggio 2007

Immobilità frenetica

Immobilità frenetica, con la pretesa o l'illusione di arrivare dappertutto e alla svelta: una malattia cronica, ormai in fase terminale, che attanaglia Firenze.

Vogliamo continuare così???

lunedì 1 gennaio 2007

IL NOSTRO "MANIFESTO"

noi e la mobilità a Firenze

Questo spazio web è gestito da cittadini indipendenti ma interessati e impegnati sulla mobilità fiorentina.

La malattia da curare è il traffico, invasivo e soffocante. E proprio l'occupazione di tutto lo spazio da parte di questo traffico fatto di valanghe di auto a causare la paralisi: immobilità insostenibile (oltre ad inquinamento, incidenti e molti altri danni)

Gli interventi necessari vanno al di là di quello che sta facendo questa Amministrazione Comunale (da noi criticata proprio sulla mobilità): non solo la tramvia, che è utile e necessaria e va fatta e ampliata; servono anche molte altre cose che vadano tutte, coerentemente, verso una riduzione del traffico e un suo spostamento verso il trasporto pubblico e la mobilità non inquinante: linee bus ridisegnate intorno alla tramvia (trasversali, circolari etc.), non invadibili dal traffico; una fitta rete di piste ciclabili, zone pedonali anche fuori dal centro; treni urbani e suburbani a cadenze fisse e intensificate; altre linee tramviarie; e infine parcheggi scambiatori periferici

PIU' MOBILITA' MENO TRAFFICO

Gli oppositori alla tramvia sono spesso gli avversari di tutte queste cose.
Le motivazioni di fondo vanno dal puro e semplice voler la macchina sotto casa alla sosta selvaggia davanti ai negozi; dalle cattive abitudini, condite con la solita nenia "tanto non cambierà nulla" alle preoccupazioni reali, ma spesso generate dalla disastrosa incapacità comunale di trasmettere fiducia e chiarezza.

In ogni caso circolano una serie di favole sulla tramvia: il mostro che in forma di treno distruggerà la città, residenti murati in casa o ambulanze che non potranno più passare, alternative fantasiose (idrogeno ...), quelle giuste ma che non sono alternative (le busvie ...), l'attaccarsi a qualsiasi leggenda pur di impedire una nuova mobilità fatta non solo di auto - come in tutta l'Europa civilizzata.

anche dopo il referendum razzanelliano

E' importante respingere ogni tentativo di mantenere Firenze nella morsa soffocante del traffico

NON CI FERMEREMO: vogliamo di più

Dall'Amministrazione Comunale vogliamo impegni precisi che insieme alla tramvia vengano realizzati concreti interventi anti-traffico e anti-inquinamento: busvie protette, una vasta rete di piste ciclabili "europea", nuove pedonalizzazioni anche fuori dalla ZTL, vigilanza severa su traffico e sosta selvaggia, in centro e nei quartieri ...

Li mettiamo alla prova, dovranno dimostrare di fare sul serio!


Se ci vuoi contattare via email digita il seguente indirizzo:





domenica 16 gennaio 2000

ROTATORIE, PISTE CICLABILI E ALTRO ANCORA

Una interessante (ma tragicomica) email diffusa dai "Comitati dei Cittadini"
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COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE

ROTATORIE, PISTE CICLABILI

E ALTRO ANCORA


La recente strage di via Pistoiese e i numerosi incidenti sulle nostre strade suggeriscono alcune osservazioni.

Da alcuni anni assistiamo alla realizzazione, da parte del Comune, di una serie di interventi tra le quali rotatorie e piste ciclabili. Come è noto, le rotatorie, inaugurate in Francia e diffusesi velocemente in tutta Europa, hanno il duplice scopo di fluidificare e insieme rendere più sicuro il traffico cittadino, mentre le piste ciclabili rappresentano un virtuoso tentativo di incrementare la viabilità primaria, riducendo così il traffico veicolare.

Questi interventi nascono con le migliori intenzioni, ma la volontà non basta: sia le rotatorie sia le piste ciclabili devono essere realizzate solo quando esistono condizioni urbanistiche che le rendano sostenibili.

Purtroppo invece a Firenze abbondano le rotatorie con raggio di curvatura inferiore a quello consigliato, perché la larghezza della strada, come in via Pistoiese, non ne consente l’inserimento “a norma”. In questo modo, anziché mettere in sicurezza il traffico, lo si mette a rischio, come testimoniano i numerosi incidenti, fino al recente disastro nel quale sono morti tre giovanissimi.

Lo stesso si può dire delle piste ciclabili: ciclabile è bello, ma solo laddove la situazione lo consente, senza mettere in pericolo l’incolumità di ciclisti, pedoni e automobilisti.

Le piste recentemente realizzate attorno al centro storico sembrano non tenere conto di elementari principi di sicurezza e di opportunità, come, anche in questo caso, testimoniano i numerosi incidenti, anche gravi, occorsi agli incauti ciclisti che si avventurano su piste insicure e mal progettate.

Forse anche questi interventi necessiterebbero di approfonditi studi a monte, di un approccio di tipo urbanistico e trasportistico, di cui invece non sembra esservi traccia.

Il 6 gennaio scorso, proprio lo stesso giorno del tragico incidente di via Pistoiese, usciva su “La Repubblica” un articolo di Mario Pirani sulla sinistra partitocratica, nel quale veniva descritto lucidamente e desolatamente il sistema che sta alla base di gran parte dei poteri amministrativi locali. Tratteggiando i caratteri della “razza” partitocratica che soffoca la gestione tecnica e amministrativa della sfera pubblica allargata, Pirani scriveva:

Sua caratteristica precipua è la naturale allergia per la professionalità competitiva, la valenza tecnica, la qualità culturale. Traendo la propria ragione d’essere dall’esercizio della macchina politica, intesa come strumento di potere e per il potere ed avendone esteso l’utilizzazione molto oltre il dovuto, ne consegue che le competenze vere, attinenti alla funzione di ogni posto ricoperto, rappresentano una contraddizione da cancellare alla radice.

Oltre alla fatalità e a funesti eccessi giovanili c’è anche questo dietro la tragedia di via Pistoiese.

sabato 31 luglio 1971

trombe e campane

Se voi suonerete le vostre trombe,
noi suoneremo le nostre campane!”

Questa fu la risposta del condottiero fiorentino Pier Capponi a Carlo VIII, Re di Francia, calato in Italia con un poderoso esercito nell’anno 1494. Questi, apprestandosi
ad entrare in Firenze, era intenzionato a imporre alla città condizioni e tributi assolutamente
inaccettabili. Viste le resistenze verbali dei “capi” fiorentini, egli esclamò: “se non vi assoggettate alle mie richieste, farò suonare le mie trombe”. Nel senso che, al suono delle trombe dei suoi armigeri, l’esercito sarebbe immediatamente partito all’attacco e avrebbe saccheggiato la
città. E Pier Capponi, appunto, replicò con la famosa frase.
Al suono delle campane dei campanili fiorentini, la gente si sarebbe radunata e armata per rendere ai francesi il cosiddetto “pan per focaccia”. Al che, il monarca francese scese a più miti consigli.